La Leggenda Del Pianista Sull'Oceano


LA LEGGENDA DEL PIANISTA SULL'OCEANO
E' un film del 1998 di una profondità come l'oceano dove viene raccontata la storia. E' un'esplorazione della scelta, della libertà e della paura dell'infinito, con la nave che funge da metafora per la vita stessa: il protagonista Novecento rifiuta di scendere sulla terraferma perché la vastità delle scelte e l'infinito delle possibilità lo paralizzano, preferendo un mondo circoscritto ma padroneggiabile, mentre il film suggerisce che la vera libertà sta nell'accettare l'ignoto e "togliere i fermi" per lasciarsi trasportare dall'esistenza. Ma Novecento alla fine dimostra anche il contrario.

NON SEI FREGATO VERAMENTE FINCHE HAI DA PARTE UNA BUONA STORIA  E QUALCUNO A CUI RACCONTARLA.
La leggenda della vita di questo uomo chiamato Novecento è raccontata al pubblico dal suo amico trombettista Max Tooney. E' un bambino neonato che viene abbandonato in una nave crociera, all'alba dell'anno 1900 (di qui il nome del protagonista), sul transatlantico Virginian. Max inizia il racconto chiedendosi: "Me lo chiedo ancora se ho fatto bene ad abbandonare la sua città galleggiante... e non lo dico solo per il lavoro. Il fatto è che un amico come quello, un amico vero, non lo incontri più". 

LA TENEREZZA DEI UOMINI RUDI
Il neonato viene trovato da un marinaio, un uomo nero addetto a spallare carbone dentro le caldaie per produrre il vapore che faceva andare i motori della crociera. La piccolezza di  un neonato tira fuori la grandezza di un uomo rude e lo rende materno e delicato. Fu lui a dargli il nome: "Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento. E' perfetto. E' bellissimo. Un gran nome, cristo, davvero un gran nome.
Andrà lontano, con un nome così". Danny Boodman era il nome del marinaio che lo trovò e lo adottò. 
T.D. Lemon erano le iniziali e la parola trovate sulla scatola di cartone in cui fu abbandonato. 
Novecento: Aggiunto perché fu trovato il 1° gennaio del 1900, all'inizio del nuovo secolo. 
Danny Boodman morirà e lascerà di nuovo orfano Novecento per la seconda volta.

LA MADRE TERRA NON LO ERA PER NOVECENTO
La madre di Novecento è una figura assente e misteriosa, trovata neonato abbandonato in una scatola sul transatlantico. L'uomo che lo trova e lo cresce è un macchinista, Danny Boodman, che gli dà il nome e lo alleva, ma muore quando Novecento è giovane. Non c'è una "mamma" tradizionale, ma l'immagine materna è legata alla nave stessa,  Il transatlantico, il Virginian, diventa la sua vera casa, un grembo materno che lo protegge dal mondo esterno e dalle sue infinite possibilità. Quando Novecento chiese a Boodman cosa fosse una mamma,  il suo babbo restò ammutolito, come al solito, senza sapere cosa rispondere ad un bambino orfano e siccome  Novecento imparò a leggere con riviste di corse di cavalli.. Boodman trovò una scorciatoia esilarante: 
- Novecento: Che cos'è una mamma, Danny?
- Danny Boodman: Una mamma? Beh, una mamma è un cavallo.
- Novecento: Un cavallo?
Danny Boodman: Un cavallo da corsa. Anzi, sai che ti dico? Le mamme sono dei purosangue, i migliori cavalli da corsa del mondo. Se punti su una mamma vinci sempre.
Per novecento la madre non era la terra e neppure l'oceano, era un cavallo. Per questo motivo, nella mente di Novecento, l'idea di trovare una madre o una famiglia è rimasta ingenuamente legata a quella metafora.

LA NAVE E' IL SUO UTERO
Questo bambino nasce in una nave e morirà in quella nave, senza mai scendere a terra, psicologicamente quella nave non l'ha mai partorito a terra. Addirittura non esisterà per il mondo. I primi anni venne nascosto dai marinai, perchè era illegale tenersi un bambino, avrebbero potuto denunciare il capitano per furto di persona. 
- Capitano Smith: Novecento! Quante volte te l'ho detto che quassù tu non devi metterci piede, specialmente se si tratta di commettere furti! [Novecento ha appena rubato una torta nelle cucine della nave] Rimetti subito il bottino al suo posto e torna giù nella tua tana, se non vuoi che ti spedisca all'orfanotrofio! [ Novecento gli spiaccica la torta in faccia al Capitano]
- Capitamno Sm,ith: Novecento, tutto questo è assolutamente contrario al regolamento...
- Novecento: In culo il regolamento!

QUANDO SI CERCA ESSERE SCHIAVI DELLA LIBERTÀ
SI RIMANE SCHIVI DI UNA LIBERA ILLUSIONE.... L'AMERICA!!!
"Eppure c'era sempre uno, uno solo, uno che per primo... la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte... alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare...e la vedeva. Allora si inchiodava lì dov'era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l'America". 

EQUILIBRIO NELLA TEMPESTA
Anche se la crociera nella burrasca delle onde gigantesche sballottava tutti e tutto, Novecento era l'unico che restava fermo senza perdere l'equilibrio, lui non aveva mai i piedi per terra (un modo di dire per qui è stabile ed equilibrato) eppure nella instabilità dell'acqua, come suggeriva Max, avrebbe anche camminato sulle acqua come Gesù din quanto era stabile e fermo. Max diceva: "Sei anni su quella nave, cinque viaggi all'anno, Europa-America andata e ritorno, sempre a mollo nell'Oceano! Quando scendevi a terra non riuscivi neanche a pisciare dritto nel cesso. Lui era fermo, il cesso voglio dire, ma tu continuavi a dondolare come un idiota, perché da una nave si può anche scendere, ma dall'Oceano no". Novecento invece si chiedeva "come fa la gente a muoversi sulla terra ferma?" per lui  senza il movimento non c'era trascendenza: "Come si fa ad essere felici in un luogo che non si muove! L'immobilità è la morte; la vita, l'amore, i sogni, tutto è movimento"

IL LENITIVO DELLA MUSICA, CAREZZA PER L'ANIMA
Novecento fu un autodidatta, così come riuscì ad esistere senza essere mai nato per la società, così suonava divinamente il pianoforte senza aver mai letto uno spartito.
Suonavamo perché l'Oceano è grande, e fa paura, suonavamo perché la gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dov'era e chi era. Suonavamo per farli ballare, perché se balli non puoi morire, e ti senti Dio. E suonavamo il ragtime, perché è la musica su cui Dio balla, quando nessuno lo vede... se Dio è negro. (Max Tooney)
Quando non sai cos'è, allora è jazz! (diceva un uomo a Max)

LA NAVE, METAFORA DELLA VITA
La nave è stata vissuta da Novecento come un microcosmo che rappresenta la vita, con le sue gioie, amori, paure e decisioni, mentre Novecento incarna l'uomo comune che si confronta con l'ignoto. Lui non è mai andato fuori dalla nave eppure attraverso i passeggere lui conosceva la terra, la Torre Eiffel, la Virginia, le strade, la bancarelle di venditori... Max diceva: " Sapeva leggere Novecento, non i libri. Quelli sono buoni tutti. Sapeva leggere la gente, i segni che la gente si porta addosso, posti, rumori, odori. La loro terra, la loro storia, tutta scritta addosso. Lui leggeva e con cura infinita catalogava, sistemava, ordinava in quella immensa mappa che stava disegnandosi in testa. Il mondo magari non l'aveva visto mai, ma erano quasi trent'anni che il mondo passava su quella nave. Ed erano quasi trent'anni che lui su quella nave lo spiava. E gli rubava l'anima".

PAURA DELL'INFINITO
UN paradosso vissuto in maniera esistenzialista: Novecento viveva nell'infinito oceano sconfinato, eppure aveva paura dell'infinito orizzonte che si presentava sulla terra. Le sue parole sono una meditazione eloquente:
"Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita. Questo a me piace. In questo posso vivere. Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai... Quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. E sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio". 

CONOSCENZA VS ESPERIENZA
Novecento non conosceva il mondo la ne faceva esperienza con le persone che era vissute nel mondo. Novecento vive il mondo attraverso i volti che incontra sulla nave, dimostrando che l'esperienza umana può essere vissuta pienamente anche all'interno di limiti apparenti, grazie al contatto con gli altri. Faceva esperienza tramite la conoscenza altrui, ma nello stesso tempo acquistava conoscenza attraverso le esperienze che gli altri raccontavano. E lui si chiedeva: "Perché perché perché perché perché... Mi sa che voi sulla terra sprechiate troppo tempo a porvi troppi perché. D'inverno non vedete l'ora che arrivi l'estate, poi d'estate avete paura che ritorni l'inverno. Per questo non vi stancate mai di viaggiare, di rincorrere il posto dove non siete: dove è sempre estate. Non dev'essere un bel lavoro". Le sue parole erano una chiaro riferimento a quella massima socratica: se hai tanta conoscenza ma non la pratichi sei come uno che ara la terra ma non semina. Novecento aveva seminato die valori che pochi hanno sulla terra: certezza, equilibrio, convinzione, pace nel morire. 

PERSO NELL'OCEANO COME UNA GOCCIA D'ACQUA
Cercando l’immenso dentro di sé attraverso la musica
e i suoi viaggi mentali e rifacendosi un immagine del mondo esterno ricucendo i pezzi come un puzzle di ogni paese consuetudine lingua accento sapori profumi che ogni passeggero lasciava nella nave,
Novecento ci presenta il suo microcosmo come pochi uomini posso farlo in profondità, quella dell’oceano non quella della superficialità della terra.

LA GARA DI JAZZ
- Novecento: Lei è quello che ha inventato il jazz, vero?
- Jelly Roll Morton: Già, così dicono. E tu sei quello che sa suonare solo se ha l'oceano sotto il culo, vero?
- Novecento: Beh, questo lo dico io…
Una delle scene più favolose di tutto il film fu la gara di Jazz. Novecento sapeva cosa fosse il Jazz ma non sapeva cosa fosse una gara, non le interessava, anzi quando sentì suonare il piano si commosse fino a piangere, voleva persino che vincesse il suo rivale finchè Jelly Roll Morton lo offese: " mettiti questa canzone in culo". Gli uomini grande sanno essere invisibili come Novecento, mentre gli uomini che presumono di essere grandi, come Jelly, vogliono rendere invisibili gli altri. Mentre Jelly Roll suonava il piano in maniera così delicata da non far cadere la cenere di una sigaretta accesa, Novecento fece riscaldare tanto le corde da accendere la sigaretta col piano. 
Novecento da una lezioni non di piano ma di umiltà ed umanità. Novecento sa chi è in se stesso non ha bisogno di riconoscimenti altrui. Novecento portò la sigaretta a Jelly:
 "Fumala tu, io non sono capace". 
La semplicità con cui Novecento bruciò la grandezza del Re del jazz è degna di quella sigaretta che si brucia con le corde della maestria di novecento. Lui non sapeva fumare ma sapere suonare il Jazz.

Il Jazz è come la natura
come la vita
spontaneo
imprevedibile
improvvisato
Il Jazz è tutto

Quando non sai cos'è...allora è jazz


LA DISTANZA E' L'ANIMA DELLA BELLEZZA
Novecento aveva intuito che finchè sei dentro una realtà non la puoi conoscere fino in fondo: come il pesce che vive sempre dentro l'acqua ma non sa cosa sia l'acqua finchè non lo tirano fuori, allora gli manca l'acqua. Noi viviamo dentro una dimensione spirituale ma non la vediamo finchè la morte non ci porti fuori dalla materia. Novecento vissuto sempre un quella nave voleva vedere il mare, ma da lontano, dalla terra, un altra prospettiva. Per noi la luna è splendida ma per un uomo nato e vissuto sempre sulla luna non è altro che una distesa di polvere bianca ghiacciata. Spesso scopriamo la bellezza d una persona quando la perdiamo, o la bellezza di un luogo quando da anni non lo possiamo più vedere, per questo la distanza è l'anima del Bello. Novecento diceva: "Posso rimanere anni qua sopra, ma il mare non mi dirà mai niente. Invece adesso scendo, vivo sulla terra per qualche anno, divento uno normale... come gli altri. Poi un giorno parto, arrivo su una costa qualsiasi, alzo gli occhi, guardo il mare... e lo ascolterò gridare". La ragazza friulana italiana di cui Novecento si sentiva attratto gli aveva detto: "Mio padre una volta mi ha detto di aver sentito la voce del mare". ma questa immagine poetica viene troncata se pensiamo ad un contadino sempre friulano che disse in quell'occasione: "Il mare urlava: Banda di cornuti, la vita è una cosa immensa, avete capito? Immensa". 

I desideri stavano strappandomi l'anima.
Potevo viverli, ma non ci sono riuscito.
Allora li ho incantati.
Danny Boodman T.D. Lemon Novecento

SALPIAMO? Sì, Giù L'ANCORA della consapevolezza però...
Ognuno di noi ha la sua nave, un luogo da quale non vorrebbe scendere mai... una tana, un nido, una culla, una relazione, un vizio per alcuni è facebook, per altri il bar, un lavoro, ecc… ma pochi in quel luogo scoprono l'universo intero.

CI SI INNAMORA TANTE VOLTE
SI AMA SOLTANTO UNA
Tra tutte le esperienze non poteva mancare quella dell'amore, Novecento si sentì attratto da una ragazza, era una giovane italiana friulana, ne rimase incantato, tanto da suonare al piano quelo che sentiva vedendo attraverso una finestra della nave e quella canzone fu poi quella che il mondo conobbe senza sapere chi fosse lei e chi fosse soprattutto lui.
"Tutte le donne del mondo le ho incantate suonando una notte intera per una donna, una… la pelle trasparente, le mani senza un gioiello, le gambe sottili, ondeggiava la testa al suono della mia musica, senza un sorriso, senza piegare lo sguardo, mai, una notte intera, quando si alzò non fu lei che uscì dalla mia vita, furono tutte le donne del mondo". (Novecento)
Fu soltanto dopo aver conosciuto questa ragazza che Novecento ebbe la tentazione più grande della sua vita, non la ragazza, ma abbandonare la nave per andare ad incontrare lei. 
Possiamo dire che è un film sentimentale senza sentimentalismi, quindi emozioni forti ma crude e reali.

IL PARADOSSO DELLA SCELTA
La terra, con le sue innumerevoli opzioni, spaventa Novecento; preferisce i confini definiti della nave, che gli offrono sicurezza, simboleggiando la difficoltà di affrontare un mondo iper-stimolato e la tentazione di restare nel noto. Lui diceva:
"Cristo, ma le vedevi le strade? Anche soltanto le strade, ce n'erano a migliaia! Ma dimmelo, come fate voi altri laggiù a sceglierne una. A scegliere una donna. Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire. Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, e quanto ce n'è. Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla? A viverla... 

TROVARE L'INFINITO (IL SENSO) NELLA FINITEZZA (L'ASSURDO)
Tutta quella città... non si riusciva a vederne la fine... La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
Era tutto molto bello, su quella scaletta... e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c'era problema. Non è quello che vidi che mi fermò, Max È quello che non vidi. Puoi capirlo? Quello che non vidi... In tutta quella sterminata città c'era tutto tranne la fine. C'era tutto. Ma non c'era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.

LA GRANDEZZA DELLA SEMPLICITÀ
Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n'erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita. Io ho imparato a vivere in questo modo.
 - Novecento -

LA FINE DEL VIRGINIAN
Il transatlantico Virginian diventa un rottame, smantellato ed abbandonato. E' simbolicamente la fine dei sogni degli immigranti che cercano la grandezza nell'America, è la fine dell'ideologia del 900 dove la libertà era l'America. La nave viene distrutta, esplosa con dinamite e Novecento si nega ad abbandonare la sua casa, il suo ondo , la sua unica realtà,  un gesto estremo per preservare il suo universo musicale e la sua identità:
"La Terra... è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella. È un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare. Non scenderò dalla nave. Al massimo, posso scendere dalla mia vita. In fin dei conti, è come se non fossi mai nato. Sei tu l'eccezione, Max. Solo tu sai che sono qui... e sei una minoranza. Non ti resta che adeguarti. Perdonami amico mio, ma io non scenderò"
(Novecento)

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