LA CRUDELE REALTÀ

I MAORI NON ERANO COSI 

Once Were Warriors - Una volta erano guerrieri (Once Were Warriors) è un film del 1994 diretto da Lee Tamahori ed interpretato da Rena Owen e Temuera Morrison. Il film, basato sull'omonimo romanzo di Alan Duff, denuncia, in maniera brutale e realistica, le condizioni di degrado di molte famiglie disagiate residenti nella periferia di Auckland, in Nuova Zelanda, la maggior parte delle quali di etnia māori. Come già accaduto per i nativi americani, o per gli aborigeni australiani, i protagonisti sono segnati da un destino di alcolismo e ghettizzazione, relegati in fatiscenti periferie, lasciati soli a incattivirsi e a sbranarsi l'un l'altro.

UN FILM CHE COLPISCE ALLO STOMACO
È il ritratto dello squallore di vite emarginate e precarie, distrutte dall’alcool e dalla violenza, senza valori, persino l'amore di lei per il suo uomo è una dipendenza assurda, quasi masochista. La famiglia protagonista è succube di un patriarca violento la cui grandezza è fare il bullo e fare spazio agli amici (once were warriors: una volta era un guerriero vero adesso è un bruto picchiatore e basta). Alcolizzato e senza lavoro fisso, ha sfornato cinque figli di cui non si cura minimamente, a stento si ricorda della loro esistenza e dei loro nomi. Il figlio maggiore trova la famiglia in una gang di delinquenti, il secondo va in riformatorio causa frequentazioni di ladri, altri due figli piccoli di cui la Sorella ne fa la tata, lei una ragazza d'oro, l'unica figura a risplendere di bontà dolcezza giudizio in tutto quel caos, lei l'unico fiori che cresce in mezzo a questo letamaio, ma cade nella violenza carnale dello zio e la fa precipitare nel suicidio. Allora solo la morte risveglia la madre e la spinge a disintossicarsi di quel uomo di quel amore assurdo e tornare con i figli rimasti nella tribù di origine, i maori. Il film sembra ambientato nei più bassi sobborghi di america, invece strano a dirsi è ambientato nella nuova Zelanda. La finale poi come da aspettarsi l'apoteosi della caduta di un uomo che usa la violenza per nascondere solo debolezze umane.



RITAGLI DI UNA SOCIETÀ SPEZZATA


Ken Park è un film drammatico del 2002 di Larry Clark e di Edward LachmanIl film racconta la storia di tre ragazzi e una ragazza che vivono a Visalia, nello Stato della California. Una mattina il giovane Ken Park (vero nome di uno skater professionista degli anni ottanta) si reca a bordo della sua tavola da skate nello skatepark cittadino. Una volta sedutosi, il ragazzo estrae dallo zaino una telecamera, puntando l'obiettivo verso il suo viso. Mentre registra la scena, Ken estrae dallo zaino una pistola, con la quale, mentre sorride, si suicida sparandosi alla tempia. La sua morte viene utilizzata per impostare il resto del film, che segue le vicende di quattro altri ragazzi con cui Ken era solito uscire: Shawn, Claude, Peaches e Tate.

Un film emozionalmente macabro, amorale, reale fino alla crudeltà, ambiguo, lacerante, una visione diametralmente opposta tra i valori perduti della famiglia inesistente e i sogni giovanili infranti, abortiti già al suo nascere. 

Una bambina abbandonata alla tv i cui modelli di crescita sono i sedere nudi di ballerine è il riflesso di una madre assente, apparentemente con una famiglia perfetta, invece lei amante del fidanzato della figlia maggiore, Shawn, che vive il sesso a bruciapelo, da adulto pur minorenne: salti mortali emozionali che lo catapultano in un mondo dove gli adulti non sono cresciuti e i giovani ne fanno le veci. 

Claude, amante dello skate, vive in una baracca fatiscente in balia del padre alcolizzato che lo disprezza, definendolo poco virile; un padre la cui virilità è inutile, solo procreativo, un TUBO UMANO che mette incinta le donne e svuota direttamente nel cesso le birre che scolla (immagine davvero patetica: beve e piscia, la durata dell'azione rende l'uomo un oggetto, una tuberia, una cosa. Ma spesso chi accusa di effeminato gli altri ha un omosessualità latente, e di fatto in preda all'alcool cerca di dimostrare al figlio l'affetto mancato con l'unico modo che sa di amare un bruto: il sesso animale. Claude inorridito del padre che vuole abusare di lui, fugge di casa.

Peaches, orfana di madre, vive da sola con il padre: quest'ultimo, un individuo strambo, pieno di manie ed estremamente religioso: usa la morale come scusa per i suoi istinti pedofili ed incestuosi, costringendo con la fede e la paura mistica a portarsi la figlia al letto. Vede nella figlia la moglie morta ed uccide nella figlia l'anima di questa rendendola sua schiava sessuale. 

Tate, un ragazzo sadico e mentalmente instabile, vive con i nonni e un cane con tre zampe che lui ha chiamato Zampa. Pur ricevendo dai nonni affetto ed attenzione, lui li tratta come al cane a cui ha rotto la zampa: li uccide. E' uno squilibrato che per avere piacere deve farlo passare attraverso il dolore e l'ansia della morte (come dimostrato dal suo autoerotismo masturbatorio di asfissia), era logico che uccidesse chi più li rendeva piacere e alla fine anche se stesso.

Shawn, Claude e Peaches si incontrano e hanno un rapporto sessuale a tre, riprendendo il tutto senza problemi: questa scena è paradisiaca, bella, finalmente uno spruzzo di bellezza in tanta crudeltà. Loro sognano un posto dove essere liberi e felici, invece in quel momento lo erano senz'accorgersene. Sono giovani tra giovani, vivono le passioni fatte per loro, alla loro altezza emozionale, alla scoperta vera della propria identità e non quella degli altri adulti perduti. Negli altri rapporti sessuali loro si perdono in se stessi, qui invece si ritrovano se stessi. Questo giovani non credono a nulla perchè non hanno NULLA o Nessuno che li abbia dimostrato l'amore in cui credere.

Il film mostra infine la scena subito prima del suicidio di Ken Park: il ragazzo, che ha messo incinta la sua ragazza, sta seduto a parlarle e al suo suggerimento di abortire, la giovane chiede a Ken se rimpianga che sua madre non lo abbia abortito. Il ragazzo non risponde alla domanda e poco dopo si uccide... Uccidendosi risponde: non ho genitori, non sarò genitore. Una società dove si partorisce come animali, ma dove non si fa crescere l'anima, una società morente, zombi, artificiale.


Due coppie, la prima perfettina corretta modello ma proprio per quello ingessati, si vogliono bene ma il loro sembra un matrimonio senza sbocchi, soporifero e da vestaglia e ciabatte. La seconda l'opposto speculare, una coppia che a causa delle eccentricità di lui ha varcato i limite della trasgressione di lei affondando quindi nella perversione. "Ogni rapporto tra uomo e donna, anche se armonioso, ha in se il seme della farsa o della tragedia" (Oscar). Le due coppie si affrontano si incontrano e si scontrano in modi e modalità diverse. La crisi della coppia vista da angolature diverse, coppie che hanno in mano la soluzione e la fanno diventare un problema altrui, coppie che giocano ormai con le passione altrui quando non ne hanno di proprie, coppie che si tengono insieme per la forza dell'inerzia più che per fedeltà, una sopravvivenza che ha del fascino perchè assurda e quindi invitante alle scoperte più curiose ed inverosimili. Sembrerebbe un film superficiale se non lo fosse in sé il caos che alberga col tempo la vita della coppia funzionale simbiotica e distruttiva solo se vista come chiusura di due orgogli e due egoismi asimmetrici.


LA PIENEZZA DELLA VACUITÀ
Un film tosto, credo anzi crudele. Se la famiglia è la società in miniatura si dimostra perchè il paese e la nazione è allo sbaraglio: il film ruota attorno alla vita dei ragazzi, specialmente 2 (Zazà e veleno), smarriti nella loro spensieratezza, dietro i quali non ci sono genitori portanti ma soltanto mamme infelici, incarnate nel personaggio di Annalisa, ninfa e Madonna dei capelli lucenti ma votata all'autodissoluzione: fattasi carne di piacere, di sesso anche per i ragazzini che voglio fare gli uomini soltanto con il loro pene (la scena della masturbazione di gruppo è squallida, le birichinate hanno il sapore dell'ironica, questa non è birichinata, è un azione che non sa di nulla, di grottesco semmai). Spose infelici perchè in preda a dei ragazzini che sognano futuri inesistenti: diventare calciatori quando sono i ragazzi strumenti illusorio di un finto allenatore. Per non parlare del declino culturale e qualunquismo politico che si intravvede soltanto alla tv.
Se volete approfondire la superficialità provinciale e rurale allora questo film fa per voi. Consigliato a rischio di depressione!.







QUANDO AMARE NON PRODUCE CHE ODIO
Un film sconcertante, al centro del dramma ci sono alcune tra le domande che più scuotono l'identità femminile: come gestire la responsabilità della maternità? come rinunciare senza rimorsi e rimpianti a se stessa, alla propria carriera, alla città che si ama per concepire un figlio che poi incarna questa morte di se stessa al punto tale di avere un figlio demone distruttivo? Quando l'amore non solo non basta ma sembra che dia i risultati opposti: la morte!. Un film che scava i meandri più labirintici della psiche umana.













IL LAVORO NOBILITA L'UOMO MA LO SCHIAVIZZA
NON AVERE LAVORO E' UMILIARLO ED UCCIDERLO
Tema del film sono la disoccupazione e il precariato giovanile. "le faremmo sapere" così si chiudono decine di porte dove lei non trova lavoro dopo una preparazione degna, ma indegno è il mondo del lavoro dove, prima devi spendere il meglio della tua vita per prepararti (intorno ai 25anni) e poi quando sei pronto per molte fabbriche sei già vecchio. I posti? occupati dai raccomandati non dai competenti. In un futuro incerto, costretti a vivere con i genitori, i problemi dell'amore non scampano la protagonista che però diventa un amore precario come il lavoro. Tuttavia, la deludente esperienza le insegnerà quali sono i veri valori e le cose importanti nella vita, compresa un'inaspettata storia d'amore.










I FILM DI ANIMAZIONE HANNO UN ANIMA AD OLTRANZA
Io sono amante dei simboli quindi degli archetipi e le fiabe, i manga hanno un anima che va oltre la realtà, come ogni cartone animato, questo in speciale è una storia particolare: in un mondo dove la scienza ha dei poteri di ricostruire il corpo, di memorizzare i tuoi ricordi, di farti risorgere in maniera industriale (l'uomo diventa un Dio costruttore più che creatore). Rune Balot, una giovane prostituta prima ridotta in schiavitù e poi uccisa dal perfido giocatore Shell. Questo se non fosse stata salvata da un investigatore privato e dal suo Œufcoque, un Universal Tool senziente. Ora Balot è un cyborg, e non le resta che cercare vendetta a caccia di Shell. Sembra però che le emozioni risorgano nei ricordi, come se qualcosa in noi non morisse mai, sia l'amore che l'odio, l'ennesimo tentativo di dare a un Robot un anima umana.







CASTAWAY IN THE MOON
Castaway on the Moon (김 씨 표류기) è un film del 2009 diretto da Lee Hae-jun. E' un Robinson Crusoe moderno, ma questa volta il senso di perdersi è il riflesso della perdita di senso in mezzo alla vita della metropoli e non dell'isola in mezzo al mare. Kim Seung-geun, un uomo economicamente sul lastrico appena uscito da una relazione sentimentale, tenta di suicidarsi gettandosi da un ponte di Seul sul fiume Han, ma finisce su un isolotto disabitato che ospita un colonnato del ponte su cui ha cercato la morte, in mezzo al corso d'acqua: non sapendo nuotare e avendo la batteria del cellulare scarica, non può lasciare l'isola. Dopo le prime difficoltà nel trovare il cibo, Seung-geun riesce a coltivare alcune piante di mais, seminando le sementi contenute nel guano degli uccelli che popolano l'isola. L'unica persona ad accorgersi di lui è Kim Jung-yeon, una ragazza hikikomori che vive segregata nella sua stanza i cui unici contatti col mondo sono internet e una macchina fotografica dotata di teleobiettivo con la quale osserva la luna e la città circostante. Incuriosita da Seung-geun, la ragazza trova il coraggio di uscire di casa con il supporto di un casco da moto sulla testa, si reca sul ponte e invia un messaggio all'uomo tramite una bottiglia di vetro. I due cominciano a comunicare in inglese: lei con le bottiglie di vetro, lui rispondendo scrivendo sulla sabbia. Dunque sono due solitari, persi nel loro mondo, isolati dal loro problema personale e caratteriale, ma vivono immersi in una metropoli di milioni di abitanti. E' la dimostrazione di come ogni persona è un isola sperduta. La stanza della ragazza è una scarica di immondizia che lei accumula nella sua auto segregazione, il riflesso del mondo che la circonda nella sua indifferenza.  Kim Seung-geun si adatta così tanto alla sua vita primitiva che ha dovuto lasciarla forzato: un giorno una tempesta colpisce Seul, mettendo in grande difficoltà Seung-geun e distruggendo l'unico amico che era riuscito a crearsi, uno spaventapasseri vestito dei suoi vecchi abiti (è la caricatura di se stesso a cui si è abituato, il nostro amico immaginario che alla fine ci potrebbe salvare dalla pazzia della solitudine). Il giorno seguente una squadra di manutenzione si reca sull'isola per ripulirla e, trovando l'uomo, lo riveste e lo riporta contro la sua volontà al porto della città. La ragazza vede l'accaduto e corre fuori di casa, alla luce del giorno, cercando di raggiungere l'amico. I due alla fine si incontrano di persona su un autobus. I due mondi si riconosco tramite l'identità di quelle frasi del messaggio nella bottiglia e sulla sabbia... è l'identità dell'amore mancato che li salverà dal loro isolamento mentale e sentimentale. 


THE READER 
Emblematico, una linea sottile che va dall'amore idilliaco di questi due personaggi alla crudeltà che si cela dietro il passato di lei, dall'innocenza con cui lui viene iniziato da lei all'amore alla colpevolezza mai confessata di lei. Lei , Hanna, rappresenta la condizione morale e psichica della Germania nazista, che antepone il senso del dovere a qualunque altra cosa persino all'etica, per questo lei doveva compilare le sentenze a morte degli ebrei, era un dovere e basta... questo atteggiamento tipico nazista dimostra l'analfabetismo etico che non sa leggere sentimenti altrui. Lei è il simbolo dell'analfabetismo morale, etico e sentimentale della Germani nazista Hitleriana. Lei non riesce a confessare il suo limite, la sua ignoranza, anzi lei non vede colpa in questo, persino si assume la colpa che non ha e viene per questo condannata a vita: è la condanna del nazismo a livello culturale, costretto nel carcere del parere sociale a vivere rinchiuso in un etichetta di colpevolezza e come Lei, imparare a leggere libri nella sua cella, imparare a rivedere la storia. Lei impara grazie all'amore di quel ragazzo verso cui lei sprigiona quel unico suo spiffero di umanità: un amore difficile da leggere tra le righe, lo si vede quando lui ancor bambino le chiese se lo amava, lei non rispose che annuendo timidamente. Lui diventa avvocato ma non può liberare un amore libero, questa la sua condanna: segue in silenzio mortale come spettatore la condanna di lei in tribunale. Ma è l'amore di Michael a far uscire lei non dalla prigione ma dalla sua chiusura mentale: lei impara a leggere tramite i libri che lui nei nastri legge ad alta voce per lei. E' la voce della coscienza che porterà ad Hanna alla sua liberazione: il suicidio, emblematico, direi un'immagine sublime, perchè lei per impiccarsi ha bisogno di salire su quei libri che ha imparato a leggere, sono il piedistallo su cui lei raggiunge anche la forca. La cornice si chiude con un altra immagine tenera e significativa: Michael porta in gita la sua figlia, ripercorrendo i passi su cui aveva fatto la stessa gita nei giorni di amore con Hanna. Si giunge ad na chiesa dove Hanna aveva sentito le voci di un coro ma adesso Michael capisce che Hanna ascoltava altro: le grida di dolore di quegli ebrei che lei aveva fatto uccidere dentro una chiesa in un rogo. Michael infatti porta il corpo di Hanna e lo seppellisce accanto a quella Chiesa dove il silenzio fonde le voci sia del coro dei bambini che le grida dei morti ebrei, mentre in sottofondo lui racconta la storia d'amore e crudeltà a sua figlia... questa storia darà anche pace alla figlia che si sente in colpa per l'assenza del padre, ma adesso lui spiegherà a lei il perchè è stato così sempre un uomo assente: non ha fatto altro che leggere a voce alta la VERITÀ per sconfiggere l'ANALFABETISMO umano. 


THE WITCH (2015)
The Witch (stilizzato come The VVitche sottotitolato Vuoi ascoltare una favola?, in inglese A New-England Folktale) è un film horror derivato direttamente da «giornali, diari e resoconti giudiziari del tempo (XVI secolo). William, religioso predicatore (immagine patriarcale, buono ma assurdo), insieme alla moglie e ai cinque figli, viene allontanato dalla comunità puritana in cui vive per il suo estremismo nell'interpretazione della parola di Dio. Questo modo di vivere la fede crea in tutto il film un aria pesantissima, rigida, cupa (la si aspra nella natura di tutto il film) anzi direi quasi isterica, come lo dimostra la madre 
Katherine che non riflette e va in panico lamenti e disperazione ad ogni inconveniente e malintesi, appunto malintesi che portano alla perdita di fiducia gli uni verso gli altri fino alla follia. E questa follia s'incarna nella Strega che sarebbe la manifestazione della colpa religiosa del modo psicotico in cui vive questa famiglia: il senso di colpa seminato nei figli dal padre fa sì che cosi come lui viene allontanato dalla comunità religiosa, così anche la figlia Thomasin viene allontana dalla famiglia e vista come colpevole dell'incantesimo maligno, lei invece è l'unica trasparente, quella che non gioca sporco, non mente, non nasconde segreti come fanno tutti gli altri membri (i gemelli mentono, Katherine ha perso la fede dopo aver lasciato l'Inghilterra, William prende di nascondo il calice e lo vende, Caleb (il fratello minore) nota lo sviluppo sessuale della sorella (e forse ne è inconsciamente attratto) ma deve sempre reprimere i suoi desideri per non farsi scoprire), ma è qui il perno su cui gira il male: il demone vuole quell'anima pura di Thomasin e per averla fa impazzire tutti gli altri membri della famiglia, la fa smarrite e la conduce così all'ovile delle streghe come una pecora salvata dalla pazzia della sua famiglia. Dunque: sono così tutte le streghe nobili, pure ed alla fin fine innocenti? Di fatto la scena finale quando lei raggiunge il circolo delle streghe, non sa scrivere il suo nome nel libro del giuramento, ma il Demone le dice: io guiderò la tua mano. Dopo una vita di sofferenze l'illusione si presenta come la salvezza: "Desideri vivere una vita di desideri?"  questa frase per la ragazza è un sollievo ad una vita che finora giaceva sotto il peso della colpa. La verità nel film è oscura, si intravvede al barlume delle candele di molte scene, il diavolo prende diverse forme (bella donna sensuale, vecchia strega fatata, caprone selvatico, voce spettrale invisibile), mentre l'unica ad uscire viva da quell'eccidio è Thomasin, l'anima pura, la veritiera. Il volo su cui lei si erge è la nuova ragione di vita, la sua trasformazione, rinata ecco perchè nuda, come una neonata. 



NEL NOME DEL PADRE (1993)
È tratto dal romanzo autobiografico Proved Innocent di Gerry Conlon, uno dei Guildford Four (tre ragazzi nordirlandesi e una ragazza inglese accusati di aver provocato un'esplosione in un pub di Guildford, oltre ad altri reati) diretto da Jim Sheridan.
Questo film è uno di quelli che io definisco un colpo allo stomaco o una pugnalata al cuore, per di più quando si tratta di una storia vera. 
  In poche parole descrive come è pericoloso avere ragione quando la giustizia ha torto, perchè le forze dell'ordine sono condannate davanti alla società non solo ad avere sempre ragione ma a compiere a qualunque costo (anche al prezzo dell'ingiustizia) il dovere di punire i colpevoli, ma se non si trovano i colpevoli un capro espiatorio ci deve essere per forza (violenza statale legalizzata allo Stato puro ed impuro). Dunque tutto il sistema giudiziario non cerca la verità ma salvarsi la propria pelle di fronte alla società per non perdere la sua credibilità di potere e per farlo ci rimettono la pelle degli innocenti in molti casi. La legge umana è sempre stata parziale, miope, se poi condizionata dal suo status quo professionale, giudici avvocati e poliziotti sono costretti a corrompersi per salvaguardarsi l'immagine. Per fermare le bombe i poliziotti hanno fatto esplodere la vita di 8 innocenti in carcere e come conclude l'avvocatessa  Gareth Peirce:
"Bene, a questo punto possiamo anche cancellare la parola compassione dal nostro dizionario!"


STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI (2013)
La pellicola è la trasposizione cinematografica del romanzo Storia di una ladra di libri, scritto da Markus Zusak nel 2005. Difficile parlare dell'ennesimo film che attraverso i campi di bombardamento della seconda guerra mondiale senza ripetersi nella solita atrocità. Questo film si distacca per alcuni particolari importanti, il valore dell'anima tedesca che non si è perso nella guerra:
Ci fa vedere come molti tedeschi odiavano Hitler, non erano d'accordo con la guerra, si sentivano tedeschi anche se ebrei ed era la gente semplice, il popolo e come al solito su di loro caddero le bombe le rappresaglie e l'ignoranza del sistema. Quella bambina,  Liesel Meminger, ne è l'emblema, abbandonata dalla madre (la patria) ma per salvarla perchè era perseguitata; adottata da un altra famiglia (una patria senza terra, a famiglia di Hans e Rosa Hubermann). Impara a leggere in un libro funebre (impara con la morte la vita) e di fatto il film viene raccontato da una voce: quella della morte che racconta con delizia come sia stregata da questa malattia umana di voler vivere. 
   Hans è un uomo d'animo buono, la sua fisarmonica lotta contro i rumori delle bombe, contro il silenzio surreale della guerra, solleva gli animi e lo spirito di morte nei momenti più tristi. Rosa spruzza amarezza in ogni sua azione ma la bambina e il dolore la addolcirà. Accolgono in casa di nascosto un giovane ebreo, Max, eppure erano tedeschi. Max ha un libro, la storia di Hitler, sa che Liesel ama i libri ma quello non ne è adatto a lei quindi imbianchisce tutte le pagine e glielo regala come nuovo: sotto quella vita di Hitler lei scriverà la loro vita, un immagine poetica di come si possa risollevare la storia umana e riscriverla di nuovo. Oltre a questo Max insegna a Liesel a scrivere o descrivere con gli occhi danno alle sue parole il potere della luce dell'anima (stupenda la protagonista, ideale con il suo sguardo grande e luminoso, occhi espressivi come finestre immensi su una balconata):
“Nelle mia religione ci insegnano che ogni essere vivente, ogni foglia, ogni uccello, sono vivi solo perché contengono la parola segreta per la vita. È l’unica differenza tra noi e un grumo di argilla. La parola. Le parole sono la vita, Liesel. Tutte quelle pagine bianche le regalo a te per riempirle.... Dillo a parole tue. Se i tuoi occhi potessero parlare, cosa direbbero?..... Riuscirai sempre a trovarmi nelle tue parole, è là che vivrò.” Furono queste le parole lapidarie di Max scolpite nello sguardo di Liesel. 
E poi da non trascurare l'amore tra Rudy e Liesel, tedesco ed ebrea, un amore puro da fanciulli che si chiude con un bacio della morte, dove lei coglie l'ultimo respiro nobile di un bambino tedesco morto nei bombardamenti. Celebre tra di loro alcuni dialoghi:
“- Rudy: Stai rubando libri? Perchè?
- Liesel: Se la vita ti ruba qualcosa, a volte devi riprendertela...” 

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LO SCIACALLO (2014)
Un ragazzo che ruba per vivere, cerca lavoro senza successo, come tutti si dà da fare, finchè scopre un altro modo di vivere, fare il reporter: rubare emozioni per venderle alla TV, filmati di incidenti, sparatorie, furti, ecc... dove quello che è più visto è il dolore, la paura, il terrore, un mondo quindi di sciacalli e prede psicologicamente malate sia di protagonismo che di cattiveria da distribuire allo schermo e far vedere ai telespettatori. 
Il nocciolo del film è la più crudele delle realtà dei giornalisti: hanno bisogno di notizie, di eventi, di dare in pasto agli affamati di cattiverie e di paure delle notizie crudeli e sanguinose. Infatti Lou è presente dove c'è sangue. E quando non c'è cattiveria da far vedere? allora la si crea, la si inventa, non importa se non è la verità, il giornalista deve vivere anche a costo di mentire, ecco la falsità del giornalismo a cui non interessano le risposte vere ma le domande anche false che pone al pubblico, mentre il pubblico abbocca sempre basta che ci sia sangue. I TG sono un covo di nevrosi, vivono soltanto del male altrui. Questo film mette in luce l'angolo più buio di chi vive di notizie, di telegiornali, di pettegolezzi: siamo vampiri di cattiveria, assettati di novità maligna, ci piace il male da digerire, da vedere, da sparlare, da pettegole.... siamo sciacalli di emozioni e disgrazie altrui. 














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